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31 luglio 2013

nkosi sikeleli Afrika


 Neri e Bianchi cantare insieme, vivere isieme, si può!

(xhosa e zulu)
nkosi sikeleli Afrika
maluphakanyisw' uphondo lwayo,
yizwa imithandazo yethu,
nkosi sikelela, thina lusapho lwayo.
 
(sesotho)
morena boloka setjhaba sa heso,
o fedise dintwa le matshwenyeho,
o se boloke, o se boloke setjhaba sa heso,
setjhaba sa south afrika - south afrika.
 
da Die Stem:

(afrikaans)
uit die blou van onse hemel,
uit die diepte van ons see,
oor ons ewige gebergtes,
waar die kranse antwoord gee,
 
(inglese)
sounds the call to come together,
and united we shall stand,
let us live and strive for freedom,
in south africa our land.

traduzione italiana


Dio benedica l’Africa
possa la sua gloria innalzarsi
ascolta la nostra richiesta
Dio, benedici noi, i tuoi bambini.



Dio, ti chiediamo di proteggere il nostro paese
intervieni e poni fine a tutti i conflitti
proteggici, proteggi il nostro paese,
proteggi il Sudafrica, Sudafrica




Dal blu dei nostri cieli
dalle profondità dei nostri oceani
sulle nostre eterne montagne
dove risuona l'eco fra le rocce



risuona il richiamo a unirci
e uniti saremo forti
lasciaci vivere e combattere per la libertà
in Sudafrica, nella nostra terra.

I magoni.....

  
(...) D'altra parte si sa, la costruzione di un magone spezza le vene delle mani. Posso provare con delle fotografie, certo, delle fotografie di un'estate perfetta, e poi, e poi qui ci sono i poeti naturalmente. 

Cardarelli: "dovevamo saperlo che l'amore / brucia la vita e fa volare il tempo". 
E poi com'era quello di Scott Fitzgerald, La lampada alla finestra? "Ti ricordi, prima che le chiavi girassero nelle serrature, quando la vita era un primo piano e non una lettera occasionale." 
Ed Eliot, naturalmente, "Aprile è il mese più crudele, genera / lillà da terra morta, confondendo / memoria e desiderio". 
Ho già la pelle d'oca alta così. 
E poi com'era Pavese? "Ci si accorge di non essere più giovani quando dire un dolore lascia il tempo che trova." 
E Il Piccolo Principe: "come è misterioso il paese delle lacrime". 
Pessoa: "quante lacrime hanno mancato tutti quelli che hanno vinto". 
E Pascal, naturalmente, "il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce". 

No, scusate, arimortis, mi sto incaponendo su qualcosa che probabilmente non ha senso. Perché cercare di procurarsi a tutti i costi un magone del cuore, quando probabilmente anche la ragione ha magoni che il cuore non conosce? Forse bisogna semplicemente provare a sperimentare un altro tipo di magone, un magone che tragga spunto dalla realtà, quindi un magone lucido, intellettuale, intenso ma non per questo non coinvolto, insomma un magone irrazionale, una sorta di commozione della mente, una commozione cerebrale. 

Lella Costa

28 luglio 2013

Non datevi pensiero....



 E' strano io non conosco la Bibbia e nemmeno i Vangeli, mi sono però imbattuta in questo scritto tratto dal Vangelo di Luca, mi è piaciuto, l'ho sentito talmente vero da aver bisogno di riscriverlo. E' forte, intenso, ed è così che è..peccato che troppo spesso ce ne dimentichiamo affannandoci inutilmente proprio per le piccole cose, perdendo di vista il senso di ciò che siamo e potremmo essere...

Poi disse ai discepoli:

«Per questo io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. 
 La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. 
 Guardate gli uccelli non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! 
 Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? 
 Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? 
 Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro."

Luca 12,22-27

26 luglio 2013

ODE ALL'ANGURIA


L’albero dell’estate
intenso,
invulnerabile,
è tutto il cielo azzurro,
sole giallo,
stanchezza a goccioloni,
è una spada
sopra le strade,
una scarpa bruciata
nelle città:
la chiarezza, il mondo
ci angosciano,
ci attaccano
gli occhi
con polverone,
con repentini colpi d’oro,
ci incalzano
i piedi
con piccole spine,
con pietre calde,
e la bocca
soffre
più che tutte le dita:
hanno sete
la gola,
i denti,
le labbra e la lingua:
vogliamo
bere le cascate,
la notte azzurra,
il polo,
e quindi
attraversa il cielo
il più fresco di tutti
i pianeti,
la rotonda, suprema
e celestiale anguria.

È il frutto dell’albero della sete.
È la balena verde dell’estate.

L’universo secco
all’improvviso
cancellato
da questo firmamento di freschezza
lascia cadere
la frutta
traboccante:
si aprono i suoi emisferi
mostrando una bandiera
verde, bianca, scarlatta,
che si scioglie
in cascata, in zucchero,
in delizia!

Cassaforte dell’acqua, placida
regina
del fruttivendolo,
bottega
della profondità, luna
terrestre!
Oh pura,
nella tua abbondanza
si sciolgono rubini
e uno
desidera
morderti
affondando
in te
la faccia,
i capelli,
l’anima!
Ti distinguiamo
nella sete
come
miniera o montagna
di splendido alimento,
ma
ti trasformi
tra la dentatura e il desiderio
soltanto in
luce fresca
che si slega,
in sorgente
che ci toccò
cantando.
E così
non pesi
nella siesta
bruciante,
non pesi
soltanto
uvette
e il tuo grande cuore di brace fredda
si trasformò nell’acqua
di una goccia.
P. Neruda


 

26 luglio - Sant'Anna


Ricordando mia nonna, le sue storie, i festeggiamenti per il suo Onomastico, i miei cugini, il caldo d'estate, i fichi, la strada verso il mare, Loredana detta Loretana, Zio Cecio, Zia Tota, i peperoni arrostiti sul balcone, il bagno fuori, la ricotta di capra dentro le foglie di vite calda calda appena fatta, l'acqua alla fontana, i rivoli di fogna ai lati delle strade, giocare tra i fiori, la fiumara, i parenti tutti, gli arancini, le melanzane fritte, la "brioscia con il gelato", la notte buia buia buia, le falene, i panini con il pomodoro e il basilico e tanto tanto olio, la provola e le olive, "i maccaruni", il tabacchino e la sua gazzosa, gli uomini con gli sguradi neri e torvi, le donne belle profumate di sapone tutte vestite di nero, le preghiere e i rosari, i gelsomini tanti ed inebrianti....ed un tempo che non c'è più...

La Storia di Sant’Anna
Nella Sacra Scrittura non c'è il minimo accenno alla madre della Madonna, Anna, dall'ebraico Hannah, «grazia»; notizie invece sono fornite dall'apocrifo Protovangelo di san Giacomo, risalente al sec. II e diffusissimo in particolar modo in Oriente. Anna, sposò Gioacchino, uomo virtuoso e molto ricco della tribù del Regno di Giuda e della stirpe di Davide. Anna non produsse prole, a causa della sterilità del marito: umiliato pubblicamente (un uomo di nome Ruben gli aveva impedito di sacrificare al tempio per non aver dato figli a Israele), Gioacchino si ritirò nel deserto, tra i pastori. Mentre erano separati, un angelo sarebbe apparso ad Anna e le avrebbe annunciato l'imminente concepimento di un figlio: lo stesso angelo sarebbe apparso contemporaneamente in sogno anche a Gioacchino. I due si incontrarono alla Porta Aurea di Gerusalemme, nacque così Maria. Secondo la tradizione Anna e Gioacchino, con Maria bambina, abitavano a Gerusalemme nei pressi dell'attuale Porta dei Leoni, nella parte nord orientale della città vecchia. Oggi nel luogo dove avrebbero abitato e dove sarebbe cresciuta Maria sorge una chiesa costruita dai crociati nel XII secolo, dedicata a sant'Anna e custodita dai Padri Bianchi.
Si narra che durante l’espansionismo islamico,  San  Logino che era in Terra Santa  volle preservare il Sacro Corpo dalla Madre di Maria dalla profanazione e debbe ad affidarlo alle cure dei cristiani che qualche secolo dopo lo portarono prima presso i Carmelitani e poi in Francia  dove fu accolto nella cattedrale di Apt. Venne il tempo delle persecuzione di Marco Aurelio che costrinsero il vescovo Auspicio a nascondere il Sacro Corpo che altrimenti sarebbe stato profanato; così lo mise in una nicchia, scavata appositamente, dentro una bara di cipresso. Prima di murare la celletta, per pietà e rispetto, accese un lumino che naturalmente finendo l’ossigeno si sarebbe spento.
Passarono 630 anni e l’imperatore Carlo Magno si ritrovò a passare nella città di Apt mentre combatteva gli eretici. In quei giorni si festeggiava la festa del ringraziamento e un muto d’improvviso cominciò ad urlare e indico con insistenza un muro della cattedrale. Si comprese che lì si doveva scavare e così fu fatto…improvvisamente si scorse un bagliore sospetto…un lumino acceso, era il lumino che Auspicio aveva acceso 630 anni prima murando la celletta. La bara fu aperta e apparve il Sacro Corpo con una targhetta d’argento sul Capo che recitava in lettere greche ” Il Cranio di Sant’Anna la Madre della Madre di Dio”.  Accorsero presto tutti i nobili della zona e il Corpo fu spartito. Guglielmo Ventimiglia ottenne la maggior parte dei “frammenti” del cranio barattandoli con i propri possedimenti in Lorena. Le rimanenti parti del teschio restarono per un periodo in Francia poi  si sparsero in tutta Europa.  Il Ventimiglia fece sostituire col bronzo le parti del Teschio mancanti.
Molti riconoscono in Sant’Anna la propria patrona: i commercianti, le ricamatrici e le sarte, i naviganti e i minatori, gli scultori e gli stuccatori, le vedove. Ma la santa è invocata soprattutto dalle gestanti, alle quali in cambio di devozione ella garantisce il buon esito della gravidanza ed un parto agevole. Nelle camere dei contadini non mancava, oltre all’immagine della sacra famiglia appesa al muro, un’effigie di Sant’Anna

25 luglio 2013

Niente accade in un battito di ciglia....


Non dimenticare mai che l’amore che provo per te è come il vento: non potrai mai vederlo, ma potrai sempre sentirlo… Ovunque sarai.


“Allora compresi una cosa molto importante: il dolore fa parte della vita. La disperazione fa parte della vita. A volte anche toccare il fondo fa parte della vita. Ma non è assolutamente la fine. E’ solo l’inizio di qualcosa di più grande, qualcosa in grado di arricchire il tuo spirito molto di più di ogni altra esperienza vissuta fino a quel momento Così come la nostra età non è altro che uno scherzo del tempo, allo stesso modo il dolore non è altro che un aspetto della vita. Non mi stancherò mai di ribadirlo: la felicità e la pace spirituale si possono raggiungere, sempre, non importa quanto ci si senta profondamente perduti, perchè il tempo guarisce ogni cosa. certo, occorre essere pazienti. Niente accade in un battito di ciglia, o dalla sera alla mattina. Anzi succede proprio quando meno te lo aspetti, e porta con sè un effetto straordinario: smetti di combattere contro il tuo destino. Accetti l’esistenza per ciò che è, e invece di continuare a lottare per raggiungere i tuoi obiettivi, cedi semplicemente il timone alla vita, perchè sia lei a guidarti verso la meta. Cominci a vivere un giorno alla volta. La sconfitta completa e l’accettazione della propria realtà: ecco il punto di partenza per costruirsi un’esistenza ricca dal punto di vista spirituale. Un’esistenza che ti permetterà di godere tutte le cose belle che hai, e di cominciare a recuperare quelle che sono recuperabili. Quando imparerai ad accettarti per come sei, allora e solo allora ti sentirai rinato. Affronta le normali difficoltà come normali scalini del sentiero verso la pace. Accetta questo mondo, a volte doloroso, per come è, non per come lo vorresti, fiducioso che Dio – o come tu vorrai chiamarlo – si farà carico di tutto se ti arrenderai alla Sua volontà. Così non soltanto sarai felice in questa vita, ma straordinariamente ed eternamente felice nella prossima.”
Sergio Bambarén, da Lettera a mio figlio sulla felicità

18 luglio 2013

Dove fiorivano i papaveri....

Mi piace ricordare, in occasione dell’arresto di Ligresti, la storia di una cascina, perché è anche un po’ la mia storia. Sono cresciuta nella zona sud di Milano, qui ci sono le mie radici e i miei ricordi. Il Parco agricolo del Ticinello, con i suoi 880.000 metri quadrati, è il quarto per estensione a Milano, dopo il Forlanini, quello delle Cave e il Parco Lambro. Ed è qui che da piccoli si scorazzava nei campi ancora liberi dal cemento, qui c’erano le mucche, il latte fresco, le viole e le zanzare, il colore intenso dei fordalisi, il rosso dei papaveri, si giocava nei fossi, si cercavano le rane, si catturavano i girini, ed è qui che Ligresti è arrivato per distruggere e così ,tante cascine hanno dovuto vendere il terreno ed andarsene………ma non Andrea Falappi della Cascina Campazzo, con i suoi seminativi a cereali, i prati perenni e l'allevamento con centotrenta bovine da latte, Andrea ha combattuto per anni una guerra, insieme ad altri agricoltori e cittadini, contro la cementificazione violenta e contro la grande immobiliare di Ligresti.
Il cemento non si mangia, ma si respira
Andrea Falappi: Un altro aspetto molto importante che abbiamo vissuto e che forse, almeno per me è l’aspetto preponderante che mi ha spinto a resistere, a combattere e se vogliamo anche a soffrire, è stato l’aspetto proprio umano. Noi abbiamo avuto una esperienza su questo territorio molto importante, l’esperienza di vedere crescere all’interno di questa area non solo un'associazione, un gruppo di cittadini che si riuniva per difendere il territorio, ma che viveva anche una esperienza di fede, un sacerdote missionario brasiliano venti anni fa, Don Pigi Bernareggi, era venuto proprio qui a Milano e aveva trovato nella cappella della cascina un punto di incontro per l’inizio di una nuova comunità. E da lì è nato proprio un movimento se vogliamo all’interno del quartiere che ci ha fatto vivere questa realtà di fede, proiettato anche nella realtà però di tutti i giorni, della vita quotidiana e anche di conseguenza nella realtà di questo parco che non nasceva.
Per cui c’è stata questa possibilità attraverso il cammino che noi abbiamo fatto e che stiamo facendo ancora verso la realizzazione del parco, di fare un cammino umano se vogliamo, un cammino attraverso il quale si punta a raggiungere un obiettivo non solamente esteriore, quello della realizzazione di un parco, ma era anche un cammino interiore che è la realizzazione di sé stessi e della propria fede.
È stata una grande esperienza, un’esperienza che a mio avviso ci ha arricchito tutti e che dà a questo stesso progetto del parco un valore molto più grande di quanto possa essere il raggiungimento esclusivamente di un bene ambientale, è un bene proprio che ci rimane nell’anima e che completa in un certo senso la nostra esistenza, da tutti i punti di vista. Ed è per questo che noi abbiamo e ci siamo sempre battuti e continuiamo a farlo perché vediamo in questo proprio la possibilità di espletare completamente il nostro essere umani e il nostro essere persone in questa vita.

Intervista ad Andrea Falappi (fonte: blog di Beppe Grillo)

17 luglio 2013

Dimmi babbo che cos'è il razzismo?




"...-Dimmi babbo che cos'è il razzismo?
-Tra le cose che ci sono al mondo, il razzismo è la meglio distribuita è un comportamento piuttosto diffuso comune a tutte le società tanto da diventare, ahimè banale. Esso consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre.
“-Quando dici "comune", vuol dire "normale"
-No. Non è perchè un comportamento è corrente che può essere considerato normale. In generale l'essere umano ha tendenza a non amare qualcuno che è differente da lui, uno straniero per esempio: è un comportamento vecchio come l'uomo ed è universale, e' così dappertutto.
“-Se capita a tutti anch'io potrei essere razzista!”
-Intanto la natura spontanea dei bambini non è razzista. Un bambino non nasce razzista .E se i suoi genitori o i suoi famigliari non gli hanno messo in testa delle idee razziste,non c'è ragione perchè lo diventi. Se, per esempio, ti fanno credere che  quelli che hanno la pelle bianca sono superiori a quelli che ce l'hanno nera, e se tu prendessi per oro colato quell'affermazione, potresti assumere un atteggiamento razzista nei confronti dei negri.
-Cosa vuol dire essere superiori?
Per esempio, credere che uno per il fatto che ha la pelle bianca, è più intelligente di qualcuno che ha la pelle di un altro colore, nera o gialla. In altre  parole ,l'aspetto fisico del corpo umano, che ci differenzia l'uno dall'altro, non implica alcuna disuguaglianza...."

Tahar Ben Jelloun - tratto da” Il razzismo spiegato a mia figlia”

11 luglio 2013

omaggio alla Romagna

E‘ mònd l’è bèl
E‘ mònd l’è bèl: u n bsògna avilèis mai,
e‘ basta un furminènt a zènd e‘ fugh
o i t vén a dèi che a qua sal nòstri spiàgi
u s’è arenè stanòta una baléna.
E‘ mònd l’è grand ch‘ u n s pò gnènca pensè:
un bastimént te mèr l’è un pizòun biènch
e‘ tèra e‘ tera ch‘ u n i sta niséun
e u s vàid dal gran pidèdi d‘ animèli.
Il mondo è bello
il mondo è bello : non bisogna avvilirsi mai
basta un fiammifero per accendere il fuoco
o ti vengono a dire che qua sulle nostre spiagge
si è arenata stanotte una balena.
Il mondo è tanto grande che non si può neanche pensare:
un bastimento nel mare è un piccione bianco
e terra e terra dove non sta nessuno
e si vedono grandi pedate d’animali
” I BU“ di Tonino Guerra